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Vincenzo De Michele (
Franco Tabba)
28 Agosto
Maria del Bosco è già
passata
con la gente pia,
un galletto tremebondo rientra,
grato, nella stia;
un lontano stormir di mortaretti
i miei sogni porta via...
anche quest'anno.
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Un'aura crepuscolare caratterizza i versi
del poeta Tabba: Tabba non fa cenno, nella sua poesia, a colori o immagini
definite in questo senso, eppure si ha la certezza, nel leggerla, che
il quadro abbia un'ambientazione serale. Una metafora quindi molto ben
costruita, con l'aiuto di vocaboli scelti con attenzione, a rappresentare
il concetto malinconico di "Fine". Fine dei sogni, delle vacanze,
fine della festa (rappresentato dalla metafora auditiva del rumore dei
mortaretti in lontananza). Questo si riallaccia al tema affettivo che
se pur non esplicito appare fra una riga e l'altra. E il tema del tramonto
che si evince a senso diventa a sua volta metafora della fine di un "beato
ricordare i tempi dell'infanzia al paese natìo", metafora
del "risveglio alla realtà". Una realtà che il
poeta non aborre nè rifiuta, preferendo tuttavia il "sogno"
(cfr il penultimo verso "I miei sogni porta via", riassuntivo
del concetto).
Anche il ritmo della rima è notevole e vale la pena affrontarlo
nella sua irregolarità voluta: le rime presenti dal secondo verso
infatti si riallacciano una con l'altra a versi alterni al tema espresso
dal secondo verso stesso (quello che dà il la al rimare), il tema
della religiosità. Da notare, che il concetto espresso nei versi
ab (la Madonna di Panni che se ne va) si ritrova nella stessa rima pia-stia-via
(quasi un voler ripetere, tristemente, "La Madonna se ne va").
Eppure, in questa malinconia agreste, c'è un certo senso di speranza:
il galletto - simbolo, forse, rappresentativo del poeta - è comunque
"grato". Grato perché, pur costretto a lasciare i suoi
sogni, sa che potrà tornare a sognare di nuovo, l'anno prossimo:
un concetto, quello della speranza, che si evince anche dall'ultimo verso
"Anche quest'anno". Dove in quell' "anche" si può
leggere la contrapposizione: passato/sogno che svanisce (ma altre volte,
in altri anni è svanito) - futuro/sogno che tornerò a vivere
(perchè altre volte è successo, gli anni scorsi).
Non sarà certo sfuggito al lettore attento, anche il richiamo Leopardiano,
chiarissimo nell'uso del verbo "stormir", che ricorda molto
da vicino "L'infinito" del poeta di Recanati ("Odo stormir
tra queste fronde").
Un componimento, nello sfondo, di una malinconia quasi agreste, come da
migliore tradizione crepuscolare.
Infine la chiusa: "Anche quest'anno", dove l'intonazione è
cadenzata, quasi provenzale a sottolineare, ancora una volta, la tristezza
che affligge il poeta alla fine del sogno.
LENUCCIA CAPABBASC
Ultima sera d'agosto
Distratta scende la lacrima
e lieve scorre e invisibile
nel buio di una notte illune
al monte sul finir dell'estate.
Segna la fine di un amore
breve come fase lunare
e irriga il giovane cuore...
Nel brusio di saluti dolenti,
nel calore di abbracci fraterni,
tra incerte risatine trillanti
una certezza incrollabile
d'arcobaleno traspare:
ci sarà anche il domani.
Verso: libero.
Un notturno:e non soltanto paesaggistico. Il poeta Tabba, in questa lirica,
infatti, sembra voler rendere omologhi lo stato interiore della propria
coscienza e lo status esterno di quanto lo circonda, segnato, quest'ultimo,
dal "buio", dalla "notte", dal "monte",
da un'estate "sul finir", mentre il primo dalla "fine di
un amore". Ma paesaggio e stato d'animo non si limitano solo a questa
omologazione che potrebbe apparire di natura squisitamente intellettuale
oppure indicare la ricerca del poeta di somiglianze e assonanze delle
immagini; Tabba intreccia lo stato coscienziale al paesaggio esterno e
ne fa un tutt'uno riconducendo l'interno all'esterno e viceversa, in un
gioco di specchi in cui si riflettono rimpianto, memorie, dolcezza, rassegnazione,
ma mai amarezza, in cui campeggia come una visione saggia e pragmatica
del vissuto personale e della storia, che non si trasforma in rassegnazione,
ma nella " certezza incrollabile" che la vita continua, tutto
ritorna, i distacchi sono destinali e necessari e il tempo procede proprio
per riportare ancora, nel domani, esperienze e rapporti, sentimenti e
affetti, in una filosofia non orizzontale o verticale, dunque non laica
o cristiana, ma circolare, densa di quella saggezza di chi sa che non
ci si può opporre a quanto è accaduto, accade o dovrà
accadere. Come se il poeta dicesse a se stesso di aver già vissuto
quanto prova e si distaccasse dalla realtà su cui opera non con
l'emotività ma con la riflessione soprattutto.
"Distratta", "Lieve", "Invisibile", infatti,
"Scende la lacrima", in un percorso, dunque, tutto interiore
e silente, non disperato ed esplicito, o gridato, a sigillo di un breve
periodo fuori dal comune, dal ripetuto, dal banale, dall'artefatto, a
esprimere un vissuto di sentimenti semplici, appaganti, fuori da ogni
ipocrisia o forzatura: quelli di una vacanza al proprio paese, una vacanza
che sta per terminare.
E quell'aggettivo così letterario, così latineggiante, "illune",
segna visivamente tutto questo, ma non corrisponde, appunto, ad una "notte
dello spirito o del cuore", irrigato e consolato proprio da quella
lacrima che è scesa lieve e non solo per il poeta stesso, ma per
tutti quanti si dicono un addio "temporaneo", per chi fraternamente
si abbraccia, per chi dolorosamente si allontana dal posto in cui è
nato per tornare ad un'altra vita, quella di tutti i giorni e magari distante
dalla propria sorgente, per chi tenta di nascondere con pudore i propri
sentimenti dietro"incerte risatine brillanti". La parte finale
della lirica, in cui il sottile Tabba sembra generalizzare ed ascrivere
genericamente a tutti l'impressione interiore che tutto ritornerà
uguale, magari un altro anno, è invece specifica e personale e
detta proprio con chiarezza la concezione di vita del Poeta: è
lui stesso, lui solo a esprimere come un monito consolatorio del proprio
Io, come un' esortazione al Se stesso per soffrire meno ed accettare razionalmente
la separazione da quanto ama "Una certezza incrollabile/d'arcobaleno
traspare/ci sarà anche il domani".E' la sua questa certezza.
Antidoto e medicina di un'anima legata profondamente al proprio passato
e alla propria terra, voce poetica che diviene come balsamo anche per
chi non sa se potrà davvero ritornare. Tempus fugit
.
Licietta Capammont
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